Madagascar
Il Madagascar è il più grande esperimento della biologia: un’isola grande quanto la Francia che si è staccata dall’Africa 165 milioni di anni fa, lasciando che l’evoluzione prendesse una strada che non esiste in nessun altro luogo della Terra. Oltre il 90% della sua fauna è endemica: lemuri catta, fossa, 100 specie di camaleonti e il celebre Viale dei Baobab. Per chi ama la natura nelle sue forme più strane, il Madagascar è la meta più singolare del pianeta.
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Consigli locali
Il Madagascar si è staccato dall’Africa 165 milioni di anni fa e si è evoluto in completo isolamento. Il risultato: il 90% di tutte le specie che vivono qui, mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, piante, non esiste in nessun altro luogo della Terra. Ci sono 107 specie di lemuri. Ottantatré specie di camaleonti, la metà del totale mondiale. Piante che si sono evolute per somigliare a sassi. Non è soltanto una meta naturalistica: è l’esempio di divergenza evolutiva più accessibile del pianeta.
I lemuri sono primati proscimmie, un ramo evolutivo più antico di scimmie e antropomorfe, che hanno prosperato nell’isolamento del Madagascar prima che primati più competitivi potessero raggiungere l’isola. Le 107 specie attuali vanno dal microcebo, il primate più piccolo del mondo con i suoi 30 grammi, all’indri, grande come un bambino piccolo, il cui richiamo territoriale si sente a 3 chilometri di distanza attraverso la foresta pluviale. I lemuri catta dell’Isalo, a braccia spalancate sulle cenge dei canyon di arenaria per assorbire il sole del mattino, sono solo l’inizio.
Il posto migliore per cercare i lemuri è il corridoio di foresta pluviale orientale: Andasibe-Mantadia, a meno di tre ore da Antananarivo, per l’indri; Ranomafana per il lemure dorato del bambù (scoperto solo nel 1986); la foresta di Kirindy, vicino a Morondava, per gli incontri notturni con microcebi, lepilemuri e il ratto gigante saltatore, uno dei mammiferi endemici più bizzarri del Madagascar.
Venti chilometri a nord di Morondava, una pista sterrata corre tra una doppia fila di baobab antichissimi, alcuni con più di 800 anni. I loro tronchi panciuti arrivano a 20 metri; in cima, i rami si riducono a radi candelabri di ramoscelli. Nell’ora che precede il tramonto, la luce su questa scena sembra il sogno di una foresta più che una foresta vera. I baobab sono i resti di un bosco disboscato per l’agricoltura secoli fa: il loro isolamento surreale è frutto dell’attività umana quanto della selezione naturale.
Lo Tsingy de Bemaraha, patrimonio mondiale UNESCO nel Madagascar occidentale, non ha equivalenti a questa scala: un massiccio calcareo eroso nel corso di milioni di anni in guglie affilate come rasoi alte dai 30 ai 50 metri. I percorsi a piedi lo attraversano su ponti sospesi e scale di ferro, spettacolo geologico e incontro con la fauna allo stesso tempo. Diverse specie di lemuri hanno sviluppato piedi specializzati per muoversi sulla roccia tagliente.
I lodge nella giungla del Madagascar, a ridosso dei parchi nazionali della foresta pluviale orientale, uniscono escursioni guidate alla ricerca di lemuri e camaleonti al birdwatching naturalistico e a un vero beneficio per le comunità. Le strutture migliori funzionano come avamposti di conservazione, finanziando l’antibracconaggio e il ripristino degli habitat attorno alle loro concessioni. Visto il ritmo della deforestazione in Madagascar, con circa il 40% della copertura forestale originaria già perduto, soggiornare presso operatori che finanziano la conservazione non è solo una preferenza etica. È una necessità concreta per il futuro di ciò che sei venuto a vedere.
Il Madagascar ha una delle infrastrutture turistiche meno sviluppate tra tutte le mete di pari importanza naturalistica. Fuori dalla capitale le strade sono spesso in cattive condizioni; percorrere con prudenza la Route Nationale 7 da Antananarivo a Tuléar richiede tre giorni. I voli interni (Madagascar Airlines e charter privati) sono spesso più pratici della strada. Un operatore locale affidabile vale ogni centesimo, anche solo per la logistica. Il Madagascar ripaga, ma solo chi ha pianificato con cura e ha accettato le sue difficoltà come parte del patto.
Periodo migliore per andare
Da aprile a novembre (stagione secca); aprile–giugno il periodo ideale
La stagione secca (da aprile a novembre) è la principale finestra di viaggio: le strade sono percorribili, i lemuri sono più attivi (soprattutto nella stagione degli amori, ad aprile–giugno) e la fauna si osserva più facilmente. Maggio e settembre sono i mesi ideali per equilibrio tra meteo, attività dei lemuri e vegetazione. La stagione delle piogge (da dicembre a marzo, con rischio di cicloni tra dicembre e febbraio) rende impraticabili molte strade e inaccessibili alcuni parchi nazionali, ma l’osservazione delle balene al largo dell’Île Sainte-Marie raggiunge il culmine da luglio a settembre.
Informazioni utili
Visto
Visto all’arrivo fino a 90 giorni per la maggior parte dei cittadini occidentali. Costa 35 € (da pagare in euro) all’aeroporto di Antananarivo. L’e-visa si può richiedere online in anticipo.
Prenota il viaggio
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Dove dormire
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